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L'esperienza maturata in questi anni nella
Regione è tra le più complete a livello
nazionale, nonostante la limitata dimensione territoriale
dell'Umbria, sviluppata da realtà locali di diversa
dimensione ed in molteplici contesti. Già prima
dell'emanazione della L.R. 13/97, che ha compiutamente
normato i Programmi Urbani Complessi, erano stati realizzati
15 Programmi Integrati di Intervento e Programmi di
Riqualificazione urbana, che hanno attivato un totale
di 107,84 milioni di euro, tra investimenti pubblici
(fondi regionali, comunitari e cofinanziamenti comunali)
e privati (pari a 72,9 milioni di Euro). A seguito della
L.R. 13 del 97, lo strumento PUC si è progressivamente
diffuso anche in Comuni di piccolissime dimensioni:
nel 2003 risultavano finanziati 24 programmi in Comuni
con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, per un
totale di 36,39 milioni di euro, di cui 15,6 cofinanziamenti
privati; 14 programmi presentati da Comuni con popolazione
tra i 5000 ed i 30.000 abitanti, per un totale di 52,86
milioni di Euro (di cui 28,4 milioni cofinanziamento
privato); 5 PUC-PRU ed un Contratto di Quartiere in
Comuni con popolazione compresa tra i 30.000 ed i 50.000
abitanti, per un costo complessivo di 104,35 milioni
di Euro(di cui 74,36 cofinanziamenti privati); 14 Programmi,
di cui un Contratto di Quartiere, nei Comuni capoluogo
(Terni e Perugia) per un totale di 38,35 milioni di
Euro, di cui 12 milioni cofinanziamenti privati. Nell'ultimo
biennio sono stati presentati ulteriori 20 PUC, che
sono ancora da finanziare, per un totale di 81,3 milioni
di euro, di cui 45 milioni di cofinanziamenti privati,
oltre agli 11 CdQ che hanno richiesto circa 6 milioni
di Euro di cofinanziamento ciascuno. Le pur aride cifre
dimostrano come PUC e dei Contratti di Quartiere siano
strumenti di intervento ampiamente diffusi nella regione,
che, si ricorda, è composta da 93 comuni, di
cui due capoluogo di provincia e solo 8 superiori ai
30.000 abitanti, di grande impatto economico, anche
per la quantità di risorse private mobilizzate,
ma, e soprattutto, come questi abbiano in pochi anni
riqualificato e ridato vivibilità a molti centri
umbri, perlopiù storici.
La Regione ha pertanto voluto diffondere la conoscenza
di quanto prodotto, quale bilancio provvisorio di una
strategia perseguita da più di un decennio. Uno
degli obiettivi è quello di portare ad un dibattito
nazionale l'esperienza umbra, che si è contraddistinta
per la continuità degli strumenti, per alcuni
aspetti "pionieristici" e di avanguardia,
per la qualità dei risultati prodotti e, non
in ultimo, per le interessanti sperimentazioni avviate
in particolare sulle forme di comunicazione e partecipazione
degli abitanti (secondo bando sui CdQ). La chiave di
lettura è stata quella di "mostrare/dimostrare
la qualità progettuale degli strumenti urbanistici
(PI, PUC, CdQ, ecc.) mediante il criterio dell'effettiva
o possibile vivibilità delle realizzazioni/simulazioni,
integrando i disegni di progetto (planimetrie, simulazioni
grafiche, plastici, ecc.) con fotografie e illustrazioni
della vita sociale/privata dei luoghi da parte degli
abitanti. Il criterio della vivibilità-validità
dei progetti si propone anche come strumento capace
di superare la possibile contrapposizione di un doppio
target di riferimento, i cittadini umbri e non da una
parte, la comunità tecnica nazionale dall'altra.
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